Pagina Iniziale
Pagina Precedente
Contatti

L’Arte del Tessere

Osservando un  tessuto è difficile non chiedersi quale lavorio abbia dovuto compiere il tessitore per dargli vita, e quale trama abbia dovuto inventare ed ordire per creare i disegni con i loro molteplici colori.

La tessitura è una delle attività artigianali tra le più antiche che l'uomo ha dovuto inventare per soddisfare la necessità di ripararsi dalle intemperie. Non può quindi meravigliare che sia diventata una metafora per indicare la vita degli uomini. Come non identificare infatti la trama del tessuto, l'intrecciarsi dei diversi fili, le infinite possibilità di soluzioni creative che la tessitura permette, con i percorsi della vita degli individui, dei popoli, dei destini sia individuali che collettivi?
 
La stessa Penelope, nel suo tessere e disfare la sua tela mai finita, nell'attesa del ritorno di Ulisse, rappresentava infatti proprio il tentativo di padroneggiare il proprio destino.

 Attraverso i numerosi manufatti ritrovati è possibile tracciare nei secoli la storia della tessitura e la sua evoluzione nelle tecniche e nei percorsi artistici che si esprimono attraverso essa.

La creazione del tessuto mediante le tecniche dell'intreccio è il frutto del passaggio della vita dell'uomo dal vagare in maniera nomade come cacciatore, ricoperto unicamente di pelli, ad un modo di abitare sedentario caratterizzato dall'agricoltura e dall'allevamento di bestiame. La possibilità di ricavare nuovi materiali come  fibre vegetali e pelami di diversi animali, ha permesso all'uomo le realizzazione di primi tipi rudimentali di tessuti.

E’ impossibile stabilire l'epoca della nascita di un primo telaio, tuttavia antichissimi frammenti testimoniano che la tessitura era praticata da Cinesi, Egiziani, Ebrei, Greci ed Indiani.

 Ma, oltre che essere finalizzata alla preparazione di manufatti che venivano utilizzati quotidianamente, la tessitura era anche un mezzo di espressione artistica. Fin dall'antichità i prodotti tessili artistici venivano conservati mentre le scuole d'arte consentivano di tramandare tecniche e studi per la creazione di abiti ed indumenti, tappeti, arazzi, ed altri oggetti artistici.

Sono così giunti fino a noi i reperti di grande valore che testimoniano il livello di cultura delle più diverse ed antiche civiltà.

Più recentemente è stato l'artigianato tessile ad occupare un posto preminente nella evoluzione dell'economia: la rivoluzione industriale in Inghilterra ebbe infatti origine dall'espansione di questo settore, e le prime attività imprenditoriali condotte secondo il nuovo modo di produzione capitalistico si svilupparono proprio a partire dal settore tessile, impadronendosi delle capacità, delle tecniche e delle esperienze degli artigiani del filato e della tessitura.

Tuttavia, con l'epoca delle produzioni industriali, il mondo della produzione artigianale - e quindi anche quello della tessitura - inizia una fase di declino, dovuto all'impossibilità, da parte degli artigiani, di mantenere la concorrenza con le produzioni in serie i cui prodotti sono certamente meno curati, fantasiosi e raffinati di quelli artigianali, ma con prezzi di vendita più bassi.

Così i telai automatici hanno risolto il problema legato alla quantità di produzione, ma hanno penalizzato il lavoro creativo egli artigiani. Tuttavia, utilizzando la macchina come semplice strumento della propria esperienza, l'artigiano può far risaltare sempre il proprio talento artistico e la propria professionalità producendo comunque manufatti inimitabili.

Da qualche anno infatti, grazie ad una accresciuta consapevolezza del consumatore e grazie alla flessibilità artistica, estetica e funzionale delle produzioni artigianali, in un mercato sempre più saturo di beni prodotti in serie, l'artigianato tessile conosce uno sviluppo notevolissimo.

La produzione artigianale sembra essere infatti uno dei possibili settori della nostra economia da potenziare, per uscire dalla crisi delle imprese.

 STRUMENTI E TECNICHE DI TESSITURA

Mentre i telai utilizzati nella lavorazione dei filati si sono evoluti e trasformati, quasi nessuna variazione si è verificata nelle tecniche di tessitura vera e propria.

Per la realizzazione di un tessuto, infatti, gli strumenti da utilizzare sono pochi e molto semplici.

L'operazione di un tessitura vera e propria consiste nell'intrecciare l'ORDITO, ovvero fili posizionati parallelamente e montati su un telaio, con la TRAMA (fili perpendicolari all'ordito).

Per facilitare l'intreccio tra trama ed ordito, l'artigiano utilizza uno strumento che viene chiamato SPOLA o NAVETTA.

L'intreccio più semplice che è possibile realizzare permette di ottenere la TELA.

In relazione all’intreccio dei fili con le trame, i tessuti si possono distinguere in:

  • ·     tessuti lisci, se presentano effetti geometrici realizzati con intrecci fondamentali o derivati

  • ·   tessuti operati, se presentano motivi ornamentali realizzati con intrecci complessi di notevoli dimensioni

Inoltre, poiché i tessuti possono avere più di un ordito e più di una serie di trame, si distinguono in:

  • ·     tessuti semplici, costituiti da un solo ordito e una sola serie di trame

  • ·     tessuti composti, costituiti da più orditi e una serie di trame, oppure da un ordito e più serie di trame o anche da più orditi e più serie di trame

Gli elementi in base ai quali si costruisce un tessuto sono:

  • ·     l’altezza, ossia la larghezza del tessuto comprese le cimosse

  • ·     l’ordito, ossia il numero complessivo dei fili che formano l’ordito

  • ·     le riduzioni, ossia il numero dei fili e delle trame per centimetro nel tessuto

  • ·     la natura fibrosa, la qualità, il colore, il titolo e la torsione dei filati d’ordito e di trama

  • ·     l’intreccio dei fili con le trame

E' possibile suddividere i diversi telai, che si differenziano per forma, dimensione e lavorazione, in tre tipi principali: telaio a tensione, telaio verticale e telaio orizzontale.

Il telaio a tensione è il più facile da realizzare: è formato da due traverse rotonde in legno (i subbi) su cui si deve legare il filo che formerà l'ordito, che sarà tenuto fermo da due pattine sottili. Con un pettine (il liccio) si batterà il filo che formerà la trama. Un estremo di questo tipo di telaio va, ad esempio, legato ad un sostegno fisso, mentre l'altra estremità deve essere legata alla vita del tessitore. Questo tipo di telaio è trasportabile ovunque ed era utilizzato dalle popolazioni nomadi.

Seguendo lo stesso principio, ma utilizzando una struttura portante fissa più complessa, vi sono :

  • ·   il telaio verticale, che viene utilizzato principalmente per tessere manufatti di notevole grandezza come i tappeti e gli arazzi.

  • ·     il telaio orizzontale, che è il più diffuso, e che si differenzia per il numero di pedali e licci da cui è formato.

Il liccio è uno strumento mediante il quale è possibile selezionare e sollevare tutta una serie di fili dell'ordito per potere introdurre così più facilmente la trama.

 E' mediante questo intreccio ripetuto che si realizza il tessuto.

 Telaio Tessile - L'Arcolaio di Norcia - Tessuti artigianali della tradizione umbra
 Schema del telaio meccanico

 

FILATI PER LA TESSITURA

A caratterizzare il diverso tessuto è il materiale utilizzato, che lo rende ruvido o liscio, duro o soffice, leggero o pesante, opaco o lucido.

I materiali utilizzati dagli artigiani sono prevalentemente naturali: lana, seta, juta, cotone, canapa, lino e mohair.

LANA: è una fibra ricavata dal pelo di pecore, conigli, dal cammelli, vigogna, lama e alpaca. La qualità di questo materiale dipende anche dalla parte del corpo dalla quale viene prelevata.
Per essere pronta alla filatura, la lana viene cernita, battuta, lavata, ripulita da detriti vegetali ed infine pettinata.

SETA: si ricava dalla bava che viene secreta dal baco da seta, che con essa intreccia il suo bozzolo prima di trasformarsi in farfalla.
E' una sostanza filamentosa, che prima di essere "trasformata" in filo continuo atto alla tessitura, deve subire diversi trattamenti.
Raccolti i bozzoli, si procede alla stufatura, alla trattura e poi alla consolidatura, sottoponendo il filamento a torsione.

JUTA: è una pianta originaria dell'India, caratterizzata dalle foglie ovali e dai suoi piccoli fori. La fibra tessile viene ottenuta dal fusto della pianta dopo una adeguata macerazione.

COTONE: è una pianta arbustiva della famiglia delle malvacee, con foglie lobate.
E' dal frutto di queste piante, alte anche uno o due metri, che si ricava la materia tessile. Il frutto è di forma ovoidale, e contiene al suo interno, oltre ai semi, una soffice peluria bianca.

MOHAIR: è una pregiata lana di fibra sottile, pelosa e lucida, fornita dalle capre d'Angora.

CANAPA: è originaria dell'Asia, ma è stata importata in tutto il mondo.

LINO: è originario dell'Egitto. I suoi fiori vengono utilizzati per l'ornamento di case, mentre dal suo fusto si ricava la fibra tessile.
La canapa ed il lino si raccolgono e si lasciano macerare in acqua per consentire la separazione delle fibre dalla parte legnosa della pianta.
La fibra si secca al sole, ed in seguito viene sfilacciata, ammorbidita sotto i colpi ripetuti di un pestello, ripulita e filata.

  COLORI DELLA TESSITURA

Non si sa con precisione quando le tecniche pittoriche furono applicate alla tintura dei tessuti. Reperti archeologici dell'epoca neolitica (villaggi di Ledro, in Trentino) ci fanno presupporre, con una certa approssimazione, che intorno al 3.000 a.C., con il passaggio dal nomadismo alla vita stanziale, gli uomini cominciarono a tingere il tessuto.

La natura fu, ed è tuttora, la grande fornitrice dei materiali da sempre utilizzati per la tintura naturale della stoffa: piante quali la robbia, il guado e l'uva ursina furono coltivate dagli antichi proprio a questo scopo.

Ma anche nel regno animale gli uomini seppero attingere per creare i colori: i fenici coloravano i tessuti con la porpora, ricavata da un mollusco, il Murex Brandis, mentre gli Indios dell'America Centrale ricavarono il colore della cocciniglia, un insetto parassita delle piante di cactus.

La tintura dei tessuti era praticata, presso tutti i popoli antichi, soprattutto in Medio Oriente, anche se con caratteristiche diversificate: i veri maestri della tintura furono gli Egizi, che tingevano il lino con i colori ricavati da diverse piante: l'hennè, il cui colore veniva utilizzato anche in cosmesi per tingere i capelli; il cartamo, dal quale si ricavavano il giallo ed il rosso, lo zafferano, che dava vita al giallo, mentre l'azzurro veniva estratto da alcune specie di Indigofera.

I Cinesi tingevano la seta con il cartamo (giallo e rosso), il mirtillo (blue e lilla), il sommaco (giallo) e l'indaco, ma anche con altri colori naturali la cui provenienza rimane a tutt'oggi un affascinante mistero.

I Giapponesi utilizzarono le alghe per le loro raffinate e tenui tinteggiature.

Gli antichi popoli italici vennero a conoscenza delle tecniche di tintura mediante i traffici commerciali: così, i Tarantini divennero esperti nella tintura con la porpora e l'oricello, un lichene; gli Etruschi utilizzavano la robbia, il pastello, il guado e lo zafferano.

In Roma, abbandonata la rozza austerità dei padri fondatori della Repubblica, nel II Secolo a.C. la tintoria era talmente evoluta, che si contavano diverse corporazioni a seconda delle sostanze usate per tingere le stoffe: i Crocearii (giallo), i Violarii (viola), le Officinae Purpurinae (porpora).

I colori usati a Roma erano l'azzurro, ricavato dalla malva, il giallo, ricavato dalla malva, il giallo, ricavato dalla reseda, la curcuma e la ginestra, i bruni ed i neri, derivati dal mallo di noce.

Gli artigiani della tessitura, che ancora oggi utilizzano colori naturali, sono i figli diretti di queste tradizioni antiche.

Infatti, anche nella nostra epoca, i colori naturali sono ricavati prevalentemente da sostanze vegetali: castagno, noce, ortica, robbia, cipolla.